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Riforma epocale nel calcio femminile: dal 1° Luglio 2022, in Italia, il calcio delle donne sarà il primo sport italiano femminile a diventare professionista. Con il comunicato ufficiale N. 226/A, il Consiglio Federale della FIGC ha adottato le norme che consentiranno l’introduzione del professionismo nella Serie A Femminile a partire dalla stagione sportiva 2022/23.

All’art. 28 delle NOIF, si legge che «Sono qualificati “professionisti” i calciatori e le calciatrici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità, tesserati per società associate nelle Leghe e/o per società partecipanti al Campionato di Serie A femminile».

Un percorso partito con la Riforma dello Sport voluta fortemente dall’ex Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, che con decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, pubblicato nella G.U. n. 67 del 18 marzo 2021 ha previsto una revisione organica del settore stabilendo, per la prima volta, tutele lavoristiche e previdenziali per i lavoratori sportivi sia nel settore professionistico sia nel settore dilettantistico, quest’ultimo da sempre caratterizzato da un’alta percentuale femminile.

Il passaggio dallo status di dilettante a quello di professionista, dunque, determina numerosi cambiamenti dal punto di vista contrattuale (da accordo economico a contratto di lavoro), delle tutele lavorative, previdenziali e assicurative e dei costi per i club. Le differenze principali resteranno, comunque, relative all’entità degli stipendi previsti nel calcio maschile e in quello femminile. I calciatori continueranno a guadagnare molto di più che le calciatrici, ma almeno queste ultime potranno avere un minimo salariale pari a quello dei calciatori di Serie C (l’Assocalciatori e la FIGC hanno fissato il salario minimo sulle cifre già previste per la Serie C maschile, appunto, 26mila euro lordi all’anno), contributi, TFR e soprattutto il diritto alla maternità.

Il suddetto cambiamento porterà sicuramente all’aumento dei costi che dovranno sostenere le società nel passaggio al professionismo. Basti pensare al peso del costo del lavoro dal momento che il regime dilettantistico può godere di un’esenzione globale sui primi 10.000 euro annui. Il peso maggiore è dato sicuramente dai versamenti contributivi e per il fondo di fine carriera.

Si tratta di un successo per il calcio italiano e per le calciatrici ma non una vittoria per lo Sport italiano. Difatti nelle altre discipline tutto resterà invariato: non ci saranno cestiste, sciatrici, nuotatrici, pallamaniste, ecc. ecc. professioniste. Tutto ciò resterà invariato fino a quando i Presidenti delle altre Federazioni, non faranno il passo che invece ha compiuto la FIGC, la prima in Italia.